kkraus - Oskar Kokoschka

Prima cosa dopo gli attentati si respira forte forte e si sta in silenzio. Non si aprono i social network. Solo dopo almeno 24 ore si prova a ricostruire l’accaduto confrontando diverse fonti, scritte, video e audio. Sempre tutto molto poco social.

Ci si documenta, andando a pescare vecchi commenti di persone di cui ci si fida e che non smettono di essere illuminanti.

Non si urla e non si sbraita mai. Gli eventi sconvolgenti di tutte le epoche hanno bisogno di freddezza e lucidità, di comprensione e ragionevolezza per essere capiti.

Si parla quindi con le persone vicine per condividere le proprie intuizioni, le proprie idee di passato, di presente e di futuro.

Non si smette mai di sperare.

Si è sempre ottimisti e realisti.

A questo punto magari qualche intraprendente potrebbe forse aprire un libro di storia per rispondere a qualche dubbio.

A quel punto e solo a quel punto ci si può concedere un’analisi sull’accaduto.

Si dovrebbe escludere dal proprio discorso le parole “Apocalisse”, “Nazismo”, “Dragoni sputafuoco” e “la fine”.

Non mi preoccuperei di invocare una divinità per chiedere aiuto.

Farei piuttosto affidamento su alcune virtù come l’equilibrio e la temperanza.