13/08/2015, Kos. E’ arrivata la Eleftherios Venizelos, un traghetto della Anek Lines inviato dal governo Tsipras al porto di Kos e serve da mega ufficio e mega dormitorio per almeno 2500 delle 6 o 7 mila persone sbarcate a Kos dalla Turchia nelle ultime settimane. Kos e Bodrum distano solo 30 km l’una dall’altra, queste persone sono arrivate con gommoni leggeri, senza motore, basta la corrente e i remi e in 3 ore attraversi quel tratto. Ci sono i siriani che sono più organizzati e i più ricchi restano sull’isola poco: vanno al commissariato della polizia e nel giro di qualche giorno ottengono un permesso per poter andare ad Atene o via aereo (chi può permetterselo) o via traghetto, che parte tutti i giorni, un traghetto dedicato che trasporta solo richiedenti asilo, così non si mescolano con i turisti. Ci sono anche Iracheni, Pachistani e Afghani: anche loro chiedono il permesso per poter abbandonare l’isola, e alcuni lo stanno aspettando da oltre un mese. Lo aspettano accampati sul lungo mare, sulla spiaggia, ai giardinetti e ci sono molti maschi giovani soli, moltissimi bambini, giovani famiglie. Non ci sono cessi chimici e fino ad oggi poche persone ad occuparsi di cibo, acqua, scarpe, tende: una ngo di kos, un medico e del personale di Medecins sans Frontieres e due ragazze di Berlino che si sono organizzate con un evento fb di raccolta fondi. Un uomo agfano con i suoi bambini e alcuni adolescenti che lo accompagnano ci dice che sono lì incastrati da un mese e che hanno paura di essere rispediti indietro. Gli scontri che ci sono stati allo stadio di Kos qualche giorno prima nascevano dalla sofferenza per essere stati rinchiusi al sole e senz’acqua, per essere in coda da ore senza risposte e perché i siriani passano in fretta, gli altri restano incastrati. Sul molo incontriamo un signore greco appartenente Siryza che ci dice- in un italiano romanissimo – che la nave è stata mandata da Tsipras, che costa mezzo milione di euro alla settimana ed è stata inviata non per mancanza di strutture, ma perché il sindaco di Kos si è rifiutato di allestire l’accoglienza; dice che i cittadini di Kos con un sindaco così e se non si interviene è ovvio che si “fascistizzano” di fronte alla gente sporca che gli caca in giardino e gli fa scappare i turisti. Tutta queste gente stà lì, divisa in gruppi o da sola, sopravvive e guarda lo smartphone, aspettando di essere sbloccata. I siriani hanno speso € 2.000/3.000 a testa per la tratta Bodrum/Kos, gli afgani € 1.000, io e Andrea € 17,00.

di Beatrice Rappo

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